giovedì 31 marzo 2011

TISANA AL FINOCCHIO CANCEROGENA – parte seconda

Allora, per chi si fosse perso la prima parte, invito a leggere il mio post pubblicato qualche tempo fa (lo trovate a sinistra dello schermo sotto "Post più popolari") e i relativi commenti in risposta dei quali mi permetto di aggiungere alcuni dettagli. Le informazioni che ho scritto nel post non me le sono inventate e per questo motivo vi invito a leggere anche il comunicato stampa ufficiale rilasciato dall’INRAN il 20 dicembre 2010 (http://www.inran.it/688/83/news/tisana_di_finocchio_studio_inran_sull_estragolo_pubblicato_su_food_and_chemical_toxicology.html). Ho dato informazioni generali e non troppo approfondite per non suscitare comprensibile allarmismo. Ma ora, andiamo più nello specifico. Questo studio ha permesso PER LA PRIMA VOLTA di ottenere stima dell’esposizione all’estragolo associata al consumo di tisane al finocchio basate su ANALISI RELATIVE A PRODOTTI IN COMMERCIO INVECE DI STIMARE LA CONCENTRAZIONE IN MODO INDIRETTO A PARTIRE DA UNA SERIE DI ASSUNZIONI. Insomma, questa ricerca ha analizzato proprio le tisane attualmente in vendita. Le bustine sono state messe in infusione in 100 ml di acqua bollente per 7 minuti, per le tisane solubili istantanee, invece, si sono seguite alla lettera le istruzioni riportate sulla confezione del prodotto. I livelli di estragolo rilevati dalle analisi CONFERMANO CHE L’ESPOSIZIONE A QUESTA SOSTANZA É TROPPO ELEVATA perché il CONSUMO DI TISANE POSSA ESSERE CONSIDERATO SICURO, per lo meno nel caso dei neonati. Sostiene Antonio Raffo, ricercatore INRAN e autore della ricerca: “Per avere un rischio basso l’esposizione dovrebbe essere 10.000 volte inferiore alla soglia di cancerogenicità misurata negli animali in laboratorio. Al contrario, nel caso di un neonato che consuma 100 ml (un piccolo biberon) di tisana al finocchio al giorno, abbiamo riscontrato un margine molto più basso, nell’ordine di alcune centinaia di volte. QUESTI RISULTATI CONFERMANO DUNQUE le recenti indicazioni in materia dell’ENEA, agenzia europea che si occupa della valutazione dei farmaci, secondo la quale il CONSUMO DI TISANE AL FINOCCHIO NON È RACCOMANDATO NEI BAMBINI AL DI SOTTO DEI 4 ANNI, A MENO DI UNA SPECIFICA INDICAZIONE DEL PEDIATRA (che, in futuro, si possa acquistare la tisana al finocchio solo attraverso ricetta medica del pediatra? Domando io…), così come NON È RACCOMANDATO NEL CASO DI DONNE IN GRAVIDANZA E DURANTE L’ALLATTAMENTO”. Giusto per essere precisa. A me, questo basta, per non dare da bere mai più, a mio figlio, una tisana al finocchio. Se, poi, mi dimostrate scientificamente che mi sbaglio, sono la prima a essere contenta perché il Trappolino, fin da subito (non ho allattato) e fino ai 3 anni, ne ha bevuta tanta ma tanta… Mi hanno sempre detto che faceva bene, che era un toccasana contro le coliche. Mavaffanzun, dico adesso.

martedì 29 marzo 2011

USO E ABUSO DI FOURSQUARE


Oggi sono insopportabile. Sarà che ho le mie cose ma sono più acida di un pezzo di feta andato a male. Oggi ce l’ho con l’applicazione Foursquare e con chi ne abusa. Penso crei dipendenza e non voglio neppure imparare a utilizzarla. La sapete la storia dell’I-Phone? Non l’ho mai voluto e mi sono sempre rifiutata di comprarlo, però il maritino me l’ha regalato e adesso mi chiedo in continuazione come abbia fatto, fino ad ora, a fare senza. No, Foursquare non mi avrà! Si può litigare con un’applicazione? Roba da matti… ma io ci riesco benissimo, oibò. Per chi non lo sapesse, Foursquare è quella nuova e strana cosa che fa sapere alle persone con cui sei in contatto tramite Facebook, Twitter, eccetera, l’indirizzo esatto in cui ti trovi in un determinato momento. Ovviamente, tutto parte da te, sei tu che vuoi farlo sapere agli altri. Non voglio soffermarmi a riflettere sul motivo di questo esibizionismo “inconscio” (inconscio?) perché non sono una psicologa. Però, ti prego… Non mi interessa sapere che al venerdì sera fai l’happy hour nel locale super figo, non mi interessa sapere che hai fatto colazione in un bar in Piazza Duomo e il cappuccino era delizioso… tanto, a colazione, io mi bevo una tazza di Nescafè nella mia cucina, e di corsa, che poi devo portare fuori il cane che non sia mai la faccia in casa. Non mi interessa sapere che a pranzo, dopo aver mangiato una gustosissima pizza nella pizzeria in Via Mangiopizzaatradimento ti sei presa anche un dolce tutto al cioccolato che mi fai venire l’acquolina in bocca, se poi consideri che dovrei essere anche a dieta… Insomma, la foto del dolce al cioccolato, la prossima volta, non inviarla, ti prego. Non mi interessa neppure sapere che alle 17,00 eri ancora alla riunione a scuola, quella di tuo figlio, sì… proprio quella di cui stai dando in giro l’indirizzo a tutti (belli e brutti). Non mi interessa neppure sapere che alle 19,00 sei arrivata a casa, e neppure l’indirizzo mi interessa, te lo assicuro. Se continui così fra un po’ di tempo, probabilmente, sarò obbligata a sapere anche a che ora e quante volte vai in bagno in un giorno… La foto NO! Ti prego. Dammi retta, fatti un blog, lo riempi con tutte le tue “minchiatine” e non obblighi nessuno a sapere, di te, quello che proprio non vuole. Sì, come ho fatto io. Le cose sono due: o sei una VIP (a very important person) o una VIP (a very important pirla). Io, un’idea, me la sono fatta. E ti cancello dai contatti. Lo so, lo so… l’ho detto. A volte sono insopportabile.

UNA MAMMA ALLA STRAMILANO


Macché, non sono mica io! La corsa non fa per me che, in qualità di donna più pigra del mondo, anche solo il pensiero di andare in palestra mi stanca psicologicamente e fisicamente. Questo post è dedicato a una componente “storica” del nostro gruppo su Facebook LA VOCE DELLE MAMME che, in scioltezza, ha corso per dieci chilometri (o forse più?). BRAVA, sei tutte noi, pigre e non! Della serie “Perché anche le mamme… possono!”.

lunedì 28 marzo 2011

NO KIDS AREA


Ho letto, su «La Stampa» di domenica 27 marzo 2011, un interessante articolo di Michela Tamburrino. A quanto pare alcune compagnie aeree si stanno attrezzando per garantire alle persone che giudicano i bambini esserini fastidiosi, voli “Adults only”. Sembra che la compagnia inglese Thomas Cook Airlines, abbia già istituito due voli settimanali solo per maggiorenni. Questioni di business. Il fronte dell’intolleranza verso i bambini sta aumentando anche per quanto riguarda alberghi e ristoranti. “Purché non si arrivi a violare la legge contro la discriminazione…”, ha detto qualcuno. Lo dico da un po’ (da quando ho un figlio) che la società in cui viviamo, oltre a non essere predisposta per i bisogni delle madri non lo è neppure per quelli dei bambini ma ora inizio a pensare che ci si stia, davvero, bevendo il cervello e che il buon senso non faccia più parte di questo mondo. Ogni mamma, prima di diventare tale, è stata una donna senza figli e a tutti (o quasi) sarà capitato di farsi un volo di 10 ore (ma anche meno), seduti di fianco a una mamma col bimbo piccolo e, ammettiamolo, non è il massimo della vita. Non è piacevole né rilassante. Ma occorre, appunto, buon senso. Una famiglia deve essere libera, in ogni momento, di viaggiare e andare dove vuole. Punto. Fortuna (per noi mamme) che esistono, invece, compagnie aeree che incentivano i viaggi con i bambini: l’Alitalia, che ha istituito, addirittura, le “Mille Miglia Kids”, la Virgin Atlantic e la British. Non mi piace il fatto che si cominci a etichettare luoghi e abitudini della vita quotidiana con il logo “No kids”. A me, sì, sembra discriminatorio. Molto. La Storia che abbiamo studiato a scuola, qualcosina, deve pure avercela insegnata, o no? Sta al buon senso dei genitori non portare un bambino di un anno nel ristorante super chic e alla moda ma, se ne hanno voglia, devono poterlo fare. Mi sembra una banale questione di libertà individuale. Ben vengano, allora, i Family Hotel e i ristoranti con salette dedicate ai bimbi o con tata gratuita incorporata! Anzi, comunico che, da ora in poi, questo blog porrà ancora più attenzione a questo “divario ideologico” e sponsorizzerà qualsiasi bella iniziativa PRO-CHILD. “Si fa prima a lasciare a casa i bambini piuttosto di insegnare loro la buona educazione”, ho letto da qualche parte. Rispondo, allora, che a fianco delle aree “No Kids”, esigo siano istituite anche quelle “NO CO___ONI”. Vediamo, poi, se il business aumenta.

venerdì 25 marzo 2011

GUERRA AI PIDOCCHI

Nell’asilo che il Trappolino frequenta, si sta affrontando un’ardua battaglia contro i pidocchi. Da mesi non si riescono a debellare. Ma si sta approntando una strategia per sconfiggerli una volta per tutte e, oggi, a tutti i genitori è stata consegnata una circolare con utili informazioni riguardo alla pediculosi e indicazioni per eliminare il problema. Alla radice. No, non occorre più, come si faceva trent’anni fa, tagliarsi i capelli a zero. Adesso esistono shampoo infallibili. Il Trappolino, fino ad ora, non ha mai sofferto di pediculosi e, leggendo le prime righe del comunicato, ho tirato subito un sospiro di sollievo: “[…] Sono invece insetti che prediligono una capigliatura ben curata, pulita e pettinata”. Perfetto! Ha tanti di quei ricci che odia la spazzola e ultimamente è anche un po’ allergico all’acqua e non si fa lavare i capelli più di una volta alla settimana…. Che fortuna! Ad ogni modo, pensando sia utile, ecco alcune indicazioni del Dirigente Scolastico. Dettagliatissime. E che ho seguito scrupolosamente alla lettera. Spero solo, imbranata come sono, di aver fatto tutto giusto:
·        I pidocchi sono minuscoli insetti grigi, molto mobili. L’insetto femmina depone 6-8 uova (lendini) al giorno. Non sono causa di malattie. Resistono ai lavaggi con gli shampoo normali. Vengono eliminati solo usando prodotti “medicati”.
·        Data la loro mobilità questi parassiti passano da una persona all’altra tramite contatti “testa a testa” (non ridete!).
·        Non esiste un trattamento preventivo vero e proprio (Beh… magari non lavando spesso i capelli?).
·        Tuttavia (ecco, prendi e porta a casa) se c’è collaborazione da parte di tutti i genitori è possibile fermare il problema sul nascere. In caso contrario la pediculosi si ripresenta! […] Occorre che i genitori osservino con scrupolo le indicazioni utili per il trattamento corretto! (altro punto esclamativo)…
·        Di solito la pediculosi si riconosce dalla presenza di lendini, essendo queste più numerose. Occorre munirsi di molta pazienza (ok). Se i capelli sono lunghi si esamina una ciocca di capelli per volta. Partendo dalla nuca si solleva una ciocca con un pettine a denti fitti, poi si osservano i capelli dalla radice alla punta.
·        La ricerca va fatta in un luogo ben illuminato (aaaaah… hai caapiitooo?).
TRATTAMENTO:
·        In farmacia si possono trovare vari prodotti a base di piretro, senza il bisogno di ricetta medica. Questi possono essere sotto forma di shampoo, gel, crema fluida, lozione, polvere. I preparati in lozione, gel o crema hanno una maggiore efficacia se si seguono con attenzione le istruzioni riportate sul foglietto illustrativo. Il trattamento completo richiede due applicazioni dello stesso tipo di prodotto con un intervallo di una settimana l’una dall’altra.
·        Si lava il capo con un normale shampoo, quindi si asciuga con un asciugamani (toh! Fortuna che il Trappolino odia anche il Phon!).
·        Si versa sul capo la dose indicata del prodotto, massaggiando e distribuendo in maniera omogenea.
·        Dopo 10 minuti si sciacqua e si asciuga il capo. Nota bene: staccare le lendini è più facile se i capelli non sono del tutto asciutti.
·        Poiché le lendini restano attaccate ai capelli anche dopo il trattamento, con l’aiuto di un pettine fisso, è necessario rimuoverle.


giovedì 24 marzo 2011

WORLD TBC DAY


24 marzo 2011: giornata mondiale della lotta contro la Tubercolosi, malattia infettiva molto contagiosa. Il problema, nel nostro Paese, è serio; sono circa 5.000 i nuovi casi registrati all’anno (9.000 in tutta Europa) e il 50% di questi malati proviene, per lo più, dall’Europa dell’Est e dal Nord Africa. La situazione è a rischio, considerando poi, i nuovi e massicci flussi migratori di questi ultimi tempi. Questa giornata è sorta con l’intento di iniziare una valida campagna di sensibilizzazione e mobilitazione per fronteggiare questa emergenza anche attraverso un disegno di legge volto, tra le altre cose, a velocizzare la diagnosi e il trattamento di questa malattia, e a rilasciare un permesso di soggiorno e l’iscrizione al servizio sanitario nazionale ai clandestini affetti da tbc, in modo che possano essere curati. Dopo i recenti contagi in alcune scuole milanesi, comincio a domandarmi (da mamma) se sia il caso di fare vaccinare mio figlio. Perché il restante 50% dei malati all’anno, deduco, è composto da Italiani.

mercoledì 23 marzo 2011

RIFLESSIONI SULLA MATERNITÁ

"Credo che non si possa capire cosa significhi essere mamma… finché non lo si è, perché è talmente grande il cambiamento, davvero una metamorfosi […]. Quando diventi mamma l’amore diventa ASSOLUTO, non pensavo si potesse amare tanto”. Queste sono le parole di Mae, un’amica del gruppo di Facebook LA VOCE DELLE MAMME. Tra le tante considerazioni che ho letto, queste parole sono quelle che meglio, secondo me, rendono l’idea di cosa significhi diventare una mamma. Parole incomprensibili per una donna senza figli perché, in fondo, dicono tutto e niente… Ma parole sacre per una mamma, parole vere che ci ripetiamo, magari nel silenzio della notte, lontane anni luce dalle frenesie quotidiane, quando ci scoppia il cuore dalla gioia immensa che proviamo guardando i nostri Trappolini sognare i loro sogni di bambini. Una mamma capisce al volo quell’ASSOLUTO scritto in stampatello. ASSOLUTO che non si riesce proprio a descrivere tanto che è ASSOLUTO… che le parole giuste non le hanno ancora inventate. L’amore che non è neppure lontanamente paragonabile a quello che, per quanto grande sia, si prova nei confronti di un padre, una madre, un fratello, una sorella o un compagno. Noi mamme non dobbiamo mai scordarci che, in qualsiasi situazione ci troviamo o ci troveremo a vivere, siamo e saremo sempre donne veramente privilegiate. Perché conosciamo l’ASSOLUTO di questo amore. Mae, anch’io non pensavo si potesse amare tanto. Eppure è così.

lunedì 21 marzo 2011

BIMBI & PUBBLICITÁ


Il Trappolino guarda la televisione e va bene così. Fino a qualche tempo fa si sintonizzava solo sul canale 610 di SKY, Playhouse Disney; cartoni animati e programmi educativi e istruttivi adatti ai bambini dai tre ai sei anni. E, mai, uno spot pubblicitario. Da circa una decina di giorni ha scoperto real time e “Paint your life”, un bellissimo programma in cui si impara a costruire oggetti con materiali riciclati. Qui la pubblicità non manca. Ieri sera, prima di addormentarsi ha tenuto un comizio sugli effetti positivi di “Gate total” (lo chiama così) spiegandomi il motivo per cui oggi, secondo lui, debba correre al supermercato a comprare questo innovativo dentifricio. “Mamma, scusa… non vuoi avere la bocca più sana in un giorno solo?”. Non la finiva più. Ieri pomeriggio, invece, in auto mi ha chiesto se usassi Intervallo della Lines… “Ma scusa, mamma, non vuoi sentirti più fresca?”. A parte il fatto che penso non abbia neppure capito cosa sia Intervallo della Lines, sono un po’ spaesata perché non avevo calcolato gli effetti, a quanto pare non troppo positivi, della pubblicità sui bambini piccoli. La cosa che mi fa più impressione è che mi sembra di avere vicino un robottino che parla come la gente che vede alla televisione. Una sorta di “The Truman Show” in piccolo. Intendiamoci, io, forse per deformazione professionale, adoro la pubblicità in generale, soprattutto quella cartacea, quella sulle riviste… ma credo sia arrivato il momento di spiegargli che i messaggi pubblicitari non sempre sono veritieri, come molte altre cose nella vita. E che se uso il dentifricio AZ va bene uguale.

sabato 19 marzo 2011

LA FESTA DEL PAPÁ

Ho sempre amato questa festa sia come figlia (adoro mio padre) sia come mamma. Mi piace leggere la gioia e la commozione negli occhi di un papà che scarta il regalino preparato dal suo bambino, da suo figlio. Oggi, poi, è sabato e maggiore è il senso di famiglia che si prova perché nel week-end, diciamolo pure, si ha più tempo da trascorrere insieme, più tempo per vivere. Si ha la possibilità di andare più piano e di gustarsi più lentamente ogni momento, accantonando la “frenesia” dei giorni lavorativi. Ieri, all’asilo, il Trappolino ha disegnato un bel ritratto del suo papà ma qualche giorno fa, insieme, abbiamo prodotto un oggetto artistico, utile e molto prezioso. Un segnalibro. L’idea mi è venuta leggendo un blog  che solitamente seguo (http://mammafelice.it). Veramente noi abbiamo apportato qualche modifica strutturale dunque non abbiamo adoperato la colla; il risultato finale non è lo stesso ma non vi nego che il Trappolino si sia divertito assai e si senta orgoglioso della sua opera d’arte. E anche io. Abbiamo preso un bastoncino di legno, quello usato solitamente dai pediatri per osservare la gola (tipo il bastoncino di un ghiacciolo ma più largo), l’abbiamo colorato di verde chiaro (il colore preferito del Trappolino) con un marker, un pennarellone per tutte le superfici e poi abbiamo attaccato le letterine adesive comprate in cartoleria. Il risultato è riportato nell’immagine in alto… Ci siamo salvati “in corner” perché, alla fine, ci siamo accorti che non vi era lo spazio per posizionare la lettera O (fondamentale) ma, come potete vedere, una soluzione l’abbiamo trovata. Anche in questo caso. E così, oggi, siamo tutti felici: il papà del Trappolino che mentre scartava i regalini era emozionato e aveva gli occhi luccicanti di amore per il suo bambino, il Trappolino stesso, orgoglioso e felice notando gli occhi luccicanti di amore del suo papà e anch’io che, in disparte ma non troppo, mi sono gustata tutta la scena.

venerdì 18 marzo 2011

IL TEMPO DI GUSTAR ASPARAGI! (post sponsorizzato)


Augurandovi buon week-end vi lascio con i "trucchi culinari" del nostro Paolo Ferrero e della new-entry Michelle Cool.

Eccovi una ricettina semplice e deliziosa tratta da quell’autentica bibbia del “Piemontese ben mangiante” ch’è La Cucina del Piemonte collinare e vignaiolo, pietra miliare nella letteratura gastronomica moderna opera del celebre Avvocato astigiano Giovanni Goria.
Già Vicepresidente della prestigiosa Accademia Italiana della Cucina, il sodalizio culturale creato dal giornalista e scrittore Orio Vergani negli Anni Cinquanta, Giovanni Goria ha raccolto in un ricchissimo ricettario le più belle ricette delle tre grandi branche in cui si divide la grande cucina piemontese: quella rurale delle campagne; quella borghese delle nascente borghesia urbana ottocentesca; quella nobile o “di Palazzo”, legata al gusto raffinato e francesizzante di Casa Savoia.
L’Avucàt - il nomignolo con cui questo vivacissimo e cordiale ottuagenario viene chiamato dai suoi numerosi ammiratori & adepti - ci propone una versione locale dei celeberrimi spaghetti alla carbonara, sostituendo la tradizionale pasta di grano duro con delle morbide tagliatelle all’uovo e arricchendo il sugo originale con i fragranti asparagi degli orti piemontesi…

INGREDIENTI

  • 1 mazzetto di asparagi
  • 2 hg di pancetta affumicata
  • 2 tuorli d’uovo
  • “Tòma” grattugiata grossolanamente
  • 2 manciate di Parmigiano grattugiato
  • Pepe nero, torchiato fresco
  • 1 spicchio d’aglio
  • Burro
  • Olio extra-vergine d’oliva
  • ½ kg di tagliatelle fresche all’uovo

PREPARAZIONE

  • Eliminare i gambi bianchi degli asparagi – tagliare la parte verde in tronchetti di 1-2 cm di spessore
  • Cuocerli in una casseruola con olio e burro insaporiti con uno spicchio d’aglio
  • Aggiungervi la pancetta, tagliata a striscioline o a cubetti – rosolare a fuoco vivo
  • Aggiustare di sale e di pepe – aggiungere un mestolino di brodo e incoperchiare, cuocendo a fuoco lento per 8’-10’, finché gli asparagi siano teneri, ma ancor croccanti
  • Preparare in una fondina un crema sbattuta con i tuorli, la “tòma” sbriciolata, il Parmigiano grattugiato e il pepe nero
  • Lessare le tagliatelle in acqua salata e bollente – scolarle e mescolarle al sugo di asparagi e pancetta
  • Rovesciarvi la crema sbattuta FUORI DAL FUOCO – girare mantecando con cura
  • Servire in piatti caldi: “la fresca e ghiotta bontà sarà tale, che tutti sentiranno i paffuti Angioletti Buongustai cantare di gioia sul soffitto della sala!”

Un paio di consigli…

- Per chi volesse farsi le tagliatelle in casa, servono ½ kg di farina, 4 uova intere, un po’ acqua e un po’ di pazienza…
-  Io tante volte le tagliatelle le compro al Supermercato o dal Pastaio: sono ottime ed economiche!
- Per chi volesse farsi un regalo gastronomico, assaggiate le specialità della Casa dei Tajarìn di Alba: www.casadeitajarin.it . Deus ex machina ne è Mauro Musso, un esperto gastronomo che ha ricercato per anni le migliori farine biologiche dell’antica tradizione italiana per trarne dei tagliolini insoliti e stuzzicanti (non solo di grano duro, ma pure al kamut, al farro, alla segale, al miglio, alle erbe rinfrescanti…) e studiando per ciascuna miscela la migliore salsa d’accompagnamento…

Che cosa bere con la Carbonara ce lo racconterà invece una nuova amica de “La Voce delle Mamme”, Michelle Cool.
Michele è olandese, bella e spiritosa, nonché esperta degustatrice  di vini, formaggi, olio, salumi etc etc etc. Suo marito Enrico è lo Chef- Manager del celebre locale torinese di Piero Chiambretti, “Fratelli La Cozza”.
Michelle ogni due settimane  abbinerà per noi un paio di vini con la nostra ricetta…

Care amiche, Paolo mi ha già presentato e non ho nulla da aggiungere: eccomi allora con le mie proposte di abbinamenti, ma anche a sentire le vostre opinioni e suggerimenti.
Inizio subito a darvi un consiglio per quando dovete abbinare una bevanda al cibo. Sì, scrivo “bevanda” perché non è detto che si debba solo fare l’abbinamento ‘cibo-vino’ e lo vedremo più avanti. L’importante per fare l’abbinamento è gustare il piatto: cosa non semplice, se non lo si può realizzare nel concreto, ma solo restando nel mondo del “virtuale”. Proviamo pertanto a farlo virtualmente nell’analizzare il piatto di Paolo, la ‘Carbonara Monferrina’…
Con pancetta, formaggio e uovo, il piatto è decisamente sostanzioso e si poteva pensare ad un vino rosso leggermente frizzante. Però la presenza degli asparagi alleggerisce e dà proprio quel tocco “primaverile” al piatto. Se abbiniamo un vino rosso perderemo proprio tutto quel gusto delicato degli asparagi. Proviamo anche a immaginare il piatto, con quelle belle punte di asparagi sparsi qua e la sulla pasta… Ci vuole qualcosa di più leggero e allegro! Un bel bianco della zona, un Cortese. Il Cortese è un vino brioso con un sapore secco, fresco e leggermente sapido. Inoltre esiste anche frizzante che è perfetto per i piatti un po’ untuosi. Il vino Cortese del’Alto Monferrato Frizzante, è di gusto secco, piacevole e armonico. Con il suo profumo delicato ma persistente e la sua alcolicità intorno ai 10-10.5° è veramente il vino appropriato per questo piatto.
Per chi vuole andare fuori regione e osare un pochino consiglierei un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC per la sua freschezza, struttura e sapidità. Il produttore Garofoli (http://www.garofolivini.it/) offre varie tipologie di Verdicchio. Se avete messo più pancetta è meglio un Classico Riserva un po’ robusto come il Fiorese, invece per esaltare di più gli asparagi si potrebbe provare un Classico Superiore come il Macrina.
Infine, si potrebbe addirittura abbinare una birra! Una birra ambrata abbastanza solida, e con buona aromaticità per supportare la pancetta e i formaggi, ma non tanto da coprire i profumi e sapori degli asparagi. Recentemente ho avuto la possibilità di visitare il Birrificio Grado Plato sulla collina torinese di Chieri (http://www.gradoplato.it/) e direi che una Spoon River ci può stare benissimo!
 Buon appetito!

mercoledì 16 marzo 2011

iotiamo

Questa mattina avevo intenzione di scrivere un post differente da questo ma il Trappolino, con un “barbatrucco”, mi ha lasciato di stucco! Sta imparando a scrivere da solo perché preferisco siano le maestre a insegnarglielo, quando andrà a scuola… e, giocando con un programma del suo computer (infatti oggi ha “bigiato” l’asilo), ha creato e stampato questo regalo appositamente per me. Credo che, almeno per quanto mi riguarda, non possa esistere un pensiero più bello di questo. Forse che, come mamma, non sia poi così tanto male, eh? Sono felice e volevo condividerlo con voi.

martedì 15 marzo 2011

W L’ITALIA!


In previsione del 17 marzo, centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, mi sono divertita a cercare in rete simpatici oggetti “tricolorizzati”. Ce ne sono tantissimi. Quando avete un po’ di tempo andate a farvi un giro nel web, resterete sbalorditi! Alcuni sono proprio belli come la penna in materiali pregiati o la carrozzina dell’Inglesina. Altri piuttosto kitsch tipo la carta igienica… che poi non mi sognerei mai di usare, visto che non mi sembra affatto “celebrativa”. Al Trappolino piace molto la macchinina di Cars 2 della Disney… a me, invece, non dispiace la Lamborghini (non il modellino). Ma forse è meglio accontentarsi di Saetta McQueen. Decisamente. Mi è venuta voglia di comprare la bandiera italiana e sono proprio curiosa di vedere quante ne verranno esposte sui balconi delle case calcolando, poi, che la nazionale di calcio non gioca. Credo.

sabato 12 marzo 2011

EDUCARE ALLA CREATIVITÁ


Ne abbiamo parlato una decina di giorni fa nel gruppo su FaceBook LA VOCE DELLE MAMME perché stavamo approfondendo alcune tematiche del pensiero di Giovanni Bollea. Già, di tanto in tanto, affrontiamo pure discorsi seri. Personalmente credo sia importantissimo permettere al bambino (già da piccolino) di esprimersi come meglio crede e, soprattutto, lasciarglielo fare. In casa nostra tempere, pennelli, pennarelli, colla, brillantini o pasta da modellare non sono mai stati un problema perché, intanto, se si sporca poi si pulisce. A dimostrazione di quanto sto dicendo, potete ammirare nella foto in alto “Il muro del Trappolino”. Ora ha una cameretta “vera” e le pareti sono linde ma fino all’anno scorso molte volte ci siamo divertiti (tantissimo) a colorare il suo muro. Consiglio alle neomamme di fare lo stesso.

giovedì 10 marzo 2011

SE NON PAGHI NON GIOCHI

Ecco, adesso che sono trascorsi due giorni e mi è passata l’incazzatura, posso raccontarvi con serenità della festa di carnevale che si è svolta all’asilo del Trappolino. Come tutti gli altri bambini era felice e impaziente di andare a questa festa. Non si è voluto travestire perché dice che lui è Filippo e vuole rimanere Filippo per sempre, che non gli interessa diventare qualcun altro, Ben Ten o Butz che sia. Ok, liberissimo di fare ciò che vuole… del resto anche a me, da piccolina, non è che mi facesse impazzire dalla gioia essere chiamata Heidi per un giorno. Fuori dal salone c’era un cartello bene in evidenza in cui era spiegato di munirsi dei biglietti necessari per giocare… sinceramente ho pensato a una lotteria, a una sorta di gratta e vinci. Va beh, morale della favola: 2 euro a testa per entrare nel salone e questo ci sta. Arriviamo ai giochi: un tiro (dico uno!) al gioco dei barattoli costo 2 euro (il Trappolino ne ha voluti fare tre nell’arco di tempo in cui siamo rimasti lì), per ritirare un palloncino a forma di spada 1 euro, per pescare dal pozzo di S. Patrizio (libri e giocattoli in buono stato portati all’asilo da ogni bambino qualche giorno prima) 2 euro. Fortuna che, essendo un maschio, non ha voluto farsi truccare perché se no erano altri 2 euro. Poi gli è venuta fame perché all’asilo, quel pomeriggio non gli hanno mica dato la merenda… che scherziamo? Tre chiacchiere (e giuro proprio tre!) 2 euro. Ma aveva ancora fame dunque una fettina (ina, ina) di crostata alla marmellata, altri 2 euro. Aveva anche sete perché il succo di frutta che gentilmente gli era stato “donato” all’ingresso in cambio della sua quota di partecipazione l’aveva già bevuto, allora prenditi un bicchiere di aranciata (50 centesimi)… Ho speso, in un ora e mezza (poi l’ho portato via a forza perché non avevo più contanti), la bellezza di euro 17,50. Ora, non è per fare la spilorcia anche perché sono soldi che vanno in beneficenza (all’asilo) e se si può fare del bene per carità ma… chi non poteva permetterselo? Esistono anche famiglie con due o tre figli che faticano ad arrivare a fine mese. A me non sembra normale che un bambino, per giocare a una festa a cui è stato invitato, debba pagare i giochi che fa. Piuttosto, le brave rappresentanti di classe delle varie sezioni che hanno organizzato questa cosa, avrebbero potuto comunicare per tempo, sempre attraverso un cartello messo bene in evidenza magari nell’atrio della scuola: “Stiamo organizzando la festa di carnevale per i nostri bimbi e chiediamo a ognuno di voler gentilmente contribuire con la cifra di 15 euro da depositare direttamente in Segreteria”. Invece, credo che sia passato, per superficialità e, tutto sommato, molta ignoranza, un brutto messaggio. Non nascondo che il Trappolino sia rimasto “stranito” dal fatto di non potere (a una festa) neanche fare un tiro al gioco dei barattoli senza prima pagare. Ma gli ho spiegato che, di solito, non funziona così. A questo punto, si poteva organizzare la festa in una bella ludoteca, si pagava all’entrata e i bimbi avrebbero potuto giocare a tutto ciò che volevano divertendosi senza dubbio di più e senza mettere i genitori o i nonni nella condizione di girare col portafoglio sempre in mano. Che brutta cosa, davvero.

mercoledì 9 marzo 2011

IL FLAUTO MAGICO


Nessun riferimento a Mozart ma al Trappolino. L’idea di comprargli un flauto non è stata buona. Per niente. Oggi pomeriggio siamo andati in un bellissimo garden che c’è vicino a casa nostra perché mi occorreva una spugna sferica (quelle che, di solito, si usano per fare le composizioni floreali con i fiori secchi). Infatti, qualche giorno fa, abbiamo visto “Paint your Life”, un programma televisivo che va in onda su SKY e che mostra come costruire e riciclare originali oggetti di uso comune e abbiamo così deciso (giusto per portarci avanti) di cominciare a produrre con nastri colorati, muschio e fiorellini le “palle natalizie” che andranno a decorare e abbellire il nostro prossimo albero di Natale. Lo so che manca un anno ma calcolando il mio livello di imbranataggine nei lavori manuali, ho tutto il tempo per imparare. Purtroppo abbiamo trovato solo spugne a forma di parallelepipedo rettangolo e, sinceramente, non sapevamo che farcene. Non sia mai che il Trappolino rimanga deluso da una “escursione” con sua mamma! Fortuna che questa serra è all’avanguardia e, oltre a piante e fiori, vende anche oggetti per la decorazione in terracotta, in legno e in argilla, per la casa, per il bagno, cibo per animali, e addirittura animali veri (pitoni, tartarughe, pappagalli, conigli e pesci). No, non gli ho comprato una tartaruga anche se non nego di averci pensato ma un bel flauto di legno, azzurro e con un suono talmente soave che penso lo perderà in fretta. Sì perché, dopo “due acuti” lanciati d'improvviso in auto e sgridate annesse che mentre guido mi devo concentrare, non ne posso più. La tortura alle orecchie sta continuando anche a casa ma è talmente contento che mi spiace proibirgli di suonare; dice che deve esercitarsi perché lunedì vuole portare il flauto all’asilo e tenere un concerto per i suoi amici. Va beh… saranno contenti i vicini e la prossima settimana lo sarà anche la maestra.

martedì 8 marzo 2011

È DAVVERO UNA FESTA?

Lasciamo perdere che il 25 marzo 1911 (e non l’8 marzo), 146 donne, per lo più immigrate, bruciarono vive in una fabbrica tessile di New York dove erano state chiuse a chiave dai proprietari che volevano “controllare” le dipendenti. Unico reale motivo che mi fa considerare questa giornata come la legittima celebrazione di una data funesta. Celebrazione necessaria “per non dimenticare”. Lasciamo perdere che sia convinta del fatto che molte adolescenti, oggi, neppure sappiano perché sia nata questa festa (chiamiamola così) e la considerino, invece, soltanto il giorno in cui un uomo, come minimo, debba regalare una mimosa a una donna. Invece dei cioccolatini a forma di cuore di S. Valentino, un bel fiore primaverile così fanno vedere che a te ci tengono e ti rispettano. Lasciamo perdere il fatto che il maritino di certo stasera non rientrerà a casa con la mimosa perché, conoscendomi, sa bene che rischia la lite. Lasciamo perdere che abbia sempre considerato questa giornata irritante e offensiva nei nostri confronti. Lasciamo perdere un sacco di cose ma… cosa mai dobbiamo festeggiare? Il fatto che, in quanto donne, esistiamo e siamo esseri pensanti? Io sono donna tutti i giorni dell’anno. Ho ricevuto, proprio questa mattina, una bellissima lettera da parte di un’altra donna. La pubblico (ovviamente con il suo consenso) perché credo che certe donne del Terzo Millennio, sì, siano da festeggiare… tutti i giorni dell’anno, però. Poi, per carità, auguri a tutte:
Ciao Antonella!
Eccomi, ho trovato un attimino di tempo, finalmente. Mi pare strano avere il bisogno di raccontare le mie "disavventure" a qualcuno che praticamente non conosco, ma adesso mi trovo in un momento della mia vita dove mi sento SOLA.
Quando mi sono sposata, 10 anni fa, ho stupidamente lasciato il mio giro di amicizie e la mia migliore amica si è trasferita a Follonica.
Per fortuna con l'inizio della scuola materna di *** abbiamo creato un gruppo di 4 coppie abbastanza affiatato e appena possiamo ci troviamo con i nostri bambini. Ti chiederai cosa non va... Fino ad un anno fa filava tutto liscio, un lavoro che adoravo (facevo le pulizie in un asilo) casa figli... una vita tranquilla. Mio marito ha sempre avuto il sogno di voler aprire un bar, così in società con mia sorella, che era disoccupata, abbiamo deciso di aprirlo. Mio marito per fortuna ha continuato a fare il suo lavoro (per fortuna!) e io mi sono sacrificata a fare questo passo. Da qui inizia l'inferno... o per lo meno problemi di cui non si era tenuto conto.
Premessa mia sorella convive e non ha figli... decidiamo di turnare, a settimane alterne una fa il mattino e una la sera. Primo problema:
al mattino io e mio marito usciamo di casa alle 6.30, i bambini sono soli, qualcuno deve prepararli e portarli a scuola.
Secondo: quando faccio la sera (chiusura 2.00 am) devono dormire dai nonni e io praticamente non li vedo se non per portarli a scuola al mattino perchè al pomeriggio inizio prima che loro escano da scuola...
A giugno 2010 mi trovavo nella scuola dove lavoravo e parlando con una logopedista spiego che mio figlio non dice alcuna parola, nemmeno le più semplici come mamma, papà, pappa... Lei mi dice di portarlo al *** dove lavora una sua amica neuropsichiatra. Lo porto per tutta l'estate dove gli fanno test attitudinali. A settembre la batosta con la diagnosi: ritardo multisistemico dello sviluppo con spettro autistico. pensavo di morire... io vedevo il mio bambino e mi sembrava come tutti gli altri, poi mi hanno fatto notare quello che non andava in lui e mi sono accorta che avevano ragione... lui è rimasto indietro di un anno.
Per fortuna i dottori mi hanno tranquillizzato dicendomi che ha ottime possibilità di ripresa perchè è ancora piccolo, alla scuola materna gli hanno assegnato un insegnante di sostegno a tempo pieno.
Tornando al discorso della solitudine, quando ho avuto la notizia del problema di mio figlio, MIA SORELLA non mi è venuta mai incontro sul lavoro, sapendo che mio figlio aveva bisogno di me, i miei suoceri e i miei genitori, forse per ignoranza, non hanno mai accettato il problema, anzi, mi dicevano che ero pazza a portare il bambino dalla neuropsichiatra, che lui non aveva niente, che prima o poi avrebbe parlato.
Veniamo a mio marito... non è mai stato un uomo portato per la casa ma con l'apertura del bar pensavo mi desse una mano, ZERO. Lui fa un lavoro pesante e la sera dopo aver finito in cantiere mi raggiunge al bar per non lasciarmi sola di notte. il degenero, dormiamo poco entrambi siamo nervosi e litighiamo per ogni stupidaggine... adesso sto prendendo seriamente la decisione di mollare tutto per il bene della mia famiglia e dei miei figli, li ho trascurati da morire e ho vissuto un anno con un senso di colpa devastante, piangendo ogni notte e nessuno capiva e capisce quello che provo... e quello che fa più male è essere consapevoli che queste sono le persone della tua famiglia. Secondo loro l'aiuto è portarli a scuola e curarli quando lavoro... avrei bisogno di altro... Ho deciso di diventare egoista, di fregarmene di quello che pensano gli altri e andare avanti per la mia strada!
Scusami per averti annoiato, ma a volte anche un amico virtuale può fare bene!
Un abbraccio forte...

lunedì 7 marzo 2011

W IL LETTONE!

A prescindere dal fatto che il lettone sia stato un elemento fondamentale di questo mio week-end vissuto a stretto contatto con l’influenza, voglio segnalarvi un libro che ho letto da poco, in ritardo di cinque anni a dire la verità, dato che mi fu regalato da un’amica alla nascita del Trappolino. Si tratta di “Genitori di giorno e… di notte” di William Sears. Leggendolo, ho provato un sentimento di sollievo notando che, negli anni, ho seguito inconsapevolmente ma d’istinto i consigli dell’autore di questo bel libro. Il Trappolino ha dormito nel lettone fino ai tre anni quando, di sua spontanea volontà, ha rivendicato (in quanto essere pensante e ormai “grande”) il diritto di andare a dormire da solo nella sua cameretta. Insomma, di notte il Trappolino ha sempre dormito, e io pure. Rivolgendomi alle future o alle neo-mamme, consiglio di leggere questo libro e non solo il tanto pubblicizzato e, a mio avviso, crudele “Fate la nanna” di Estevill e De Béjar. Meglio leggerli entrambi, poi, ognuna, faccia come crede.

venerdì 4 marzo 2011

UN CUOCO A DOMICILIO


Prendete una decina di mamme (di donne, fino a prova contraria) e mettetele, tutte insieme, in una stanza a parlare di uomini. Non ne uscite vivi. Metaforicamente parlando, ovvio. È quello che è capitato oggi “in pausa pranzo” all’interno del gruppo su FaceBook (e menomale che è un gruppo “chiuso”) LA VOCE DELLE MAMME, il nostro salotto virtuale. Tutto è iniziato perché la Roby (che cucina molto bene) ha affermato “ironicamente” che le piacerebbe competere, tra i fornelli, con un uomo. In quel momento io, febbricitante, stavo seguendo la conversazione virtuale direttamente dal lettone (accudita amorevolmente dal Trappolino che ormai è un “ometto”) con televisione accesa e scorta di fazzolettini Tempo e, caso ha voluto, che su un canale di Sky ci fosse lo Chef Alessandro Borghese intento a cucinare nel suo programma “Un cuoco a domicilio”. Sarà che è venerdì e, in generale, ci si sente più leggeri, sarà che anche le mamme qualche volta hanno voglia e bisogno di dire cavolate ed “evadere” un po’ (virtualmente, certo… stiano pure tranquilli i mariti) ma oggi abbiamo lasciato perdere i discorsi su pannolini, latte e biberon e abbiamo approfondito il tema del “magnetismo culinario”, come si può notare dalla prima foto in alto. Non posso raccontarvi i dettagli dei nostri apprezzamenti culinari perché siamo mamme e… insomma, un minimo di contegno, perbacco, dobbiamo averlo! Ma abbiamo convenuto all’unanimità che un cuoco così, a domicilio, ci sarebbe utile! E, cosa più importante, che ci siamo divertite tanto e che essere più “easy”, a volte, fa proprio bene. A parte gli scherzi, guardando la foto che ho scattato questa mattina al bicchiere di latte, miele e biscotti che mi ha preparato il Trappolino “così ti passa la tosse, mamma”, penso che… sì, oggi più che mai sono il tipo da latte e biscotti… e ne sono felice. Buon week-end.

IL MENELĺK


Paolo Ferrero ha cucinato per noi un dolce antico, un gradito e gustoso saluto a tutti i lettori di questo blog. Non perdete, fra circa due settimane, il secondo appuntamento con la nostra guida enogastronomica. Ora, mentre mi segno gli ingredienti da comprare, vi lascio in sua compagnia:

IL “MENELÍK”
Eccovi la breve storia del "Menelík", una versione della cucina familiare "povera" langarola del più noto Tiramisù: è semplice da fare, è economico e potete pure farvi aiutare dai vostri pupi nella preparazione...
Ingredienti:
• 2 hg di burro
• 2 hg di zucchero semolato
• 2 tuorli d’uovo
• 3 hg di gallette
• 1 bella tazza di caffé non zuccherato
Preparazione:
o Sbattere ben bene in una terrina uova, burro e zucchero, finché la crema ottenuta sarà chiara e fluida
o Inzuppare le gallette nel caffé nero
o Foderare il fondo di un recipiente con un primo strato di biscotti
o Sovrapporgli la crema al tuorlo d’uovo e ripetere l’operazione fino all’esaurimento degl’ingredienti
o Completare con una bella spolverata di cioccolato (amaro) in polvere
o N.B. : “… Menelik è il Negus d’Etiopia, un personaggio storico il cui nome - al pari di quello della moglie, la leggendaria Regina Taitù – è divenuto stranamente proverbiale nelle campagne piemontesi: forse in relazione ai racconti riportati dai reduci dell’infelice campagna d’Africa del 1896, che si concluse con la dolorosa sconfitta italiana ad Adua…” ( Gina Lagorio)
***
...questo testo è tratto da un saggio che ho scritto tre anni fa ed è dedicato tanto all'opera narrativa del grande romanziere albese Beppe Fenoglio (1922-1963) quanto alla cucina della sua Langa. In esso propongo una singolare rilettura dei suoi capolavori (La malora; I ventitrè giorni della città di Alba; Una questione privata; il Partigiano Johnny...) in "chiave gastronomica", tentando di trovare una consonanza tra lo stile fenogliano e quello di certe preparazioni citate o - più semplicemente- evocate nei suoi scritti. Quella del "Menelík" proviene dal piccolo paese di San Benedetto Belbo, ove Fenoglio amava villeggiare e quadro narrativo di alcuni dei suoi racconti più belli. In questo dolce (e altri che vi ricorderò in seguito) le cuoche di allora sostituivano al mascarpone il burro, prodotto dalla vacca di casa, mentre i Savojardi venivano sostituiti dalle più rustiche gallette. Ne viene fuori una preparazione che ha il buon gusto delle cose di una volta senza cedere tuttavia a una stucchevole svenevolezza... Un tocco in più: un pizzico di zenzero e cannella nella farcia e un bicchierino di Marsala secco assieme al caffè per bagnare le gallette. Un'altra idea: polvere di caffè invece del cacao ad annerire la superficie. Un arricchimento: nocciole tostate e tritate da aggiungere alla crema, quelle sono davvero buone! Se le nocciole sono quelle "tonde gentili" della Langa di Cortemilia, meglio. Se vengono dai supermercati, il dolce è buonissimo comunque!
A presto e piacere mio!
Paolo

giovedì 3 marzo 2011

IL PRIMO SPONSOR

Da cosa nasce cosa…
Ricordate il post di ieri intitolato “Una ciambella morbidissima”? Quello in cui asserivo che nel gruppo LA VOCE DELLE MAMME seguiamo con attenzione e impegno le direttive culinarie del libro di Benedetta Parodi, alla faccia di Chef rinomati e Nouvelle Cousine? Sta di fatto che un curioso personaggio, un ex-ristoratore convertito alla letteratura (è di questi giorni la pubblicazione di un suo “romanzo culinario”, dal pittoresco titolo di “Anime in carpione” con la mia stessa casa editrice, Mursia di Milano: http://www.mursia.com/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id... ), lo abbia letto e ne sia rimasto incuriosito. Paolo Ferrero (per conoscerlo un po’ meglio cliccate http://www.facebook.com/l/5e6350YPP5L5dqzbGGv_-1ZWqdg/www.buongustotours.it/files/Slowfood34_37.pdf e leggete l’intervista che ha rilasciato qualche tempo fa a Slow Food Magazine) mi ha contattata e abbiamo parlato di cibi, di vini, di progetti e di sogni. Da oggi questo blog ha un vero e proprio consulente enogastronomico che, ogni due settimane, ci guiderà alla scoperta dei sapori antichi delle terre piemontesi, non dimenticando di dare il giusto spazio anche alla “storia” delle persone di cui condividerà le ricette. Un modo giovane e originale di coniugare buon cibo e cultura.
Ma non è finita: infatti, oltre a un prezioso “consulente”, questo blog ha trovato anche il suo primo Sponsor, il Progetto Buongusto Tours (http://www.facebook.com/l/5e635W8PWUgNx5PAsLFSf9XI0ug/www.buongustotours.it).
Che dire? Sono entusiasta, come al solito. A breve, un "assaggio" di quello che riusciranno a combinare una mamma-scrittrice e un buongustaio-scrittore…

mercoledì 2 marzo 2011

UNA CIAMBELLA MORBIDISSIMA


Nel nostro gruppo LA VOCE DELLE MAMME, il libro ”Cotto e mangiato” della Parodi ha molto successo, è un pilastro su cui si fonda la nostra cucina, alla faccia di Chef rinomati e Nouvelle Cousine. Noi, la Benedetta l’ascoltiamo. Perché ci spiega ricette gustose  ma, soprattutto, fattibili. Una cucina che va bene per le mamme che vanno a mille all’ora. E per quelle, come me, che hanno difficoltà anche a “girare” una frittata. Domenica scorsa Chiara, ha sperimentato il “ciambellone” di cui potete ammirare l’immagine in alto. Squisito… Nell’attesa di poter risolvere al più presto questo evidente problema logistico: non poter assaggiare le prelibatezze che ognuna di noi, di tanto in tanto, cucina, segnatevi la ricetta qui di seguito. Tenete conto che Chiara, al posto del burro ha utilizzato la ricotta ottenendo un risultato migliore in fatto di leggerezza, gusto e morbidezza. Giusto per… Magari, un giorno, glielo diciamo anche alla Benedetta!
Ingredienti:
300 g. zucchero
300 g. farina
3 uova
150 g. burro (o ricotta)
180 ml latte
1 bustina lievito
1 pizzico di sale
Mettere tutti gli ingredienti nel mixer (senza un ordine preciso) e frullare per 1-2 minuti. Versare l'impasto in una tortiera imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per 30 minuti. A piacere, spolverizzare con zucchero a velo. CONSIGLIO: io al posto del burro ho usato la ricotta ed era buonissima e morbidissima!!!! (Chiara)

martedì 1 marzo 2011

10


Questa ve la devo proprio raccontare! Ho un nipotino strepitoso che frequenta la scuola elementare. In questi giorni è tutto contento perché il mio Trappolino, come ha fatto con gli altri cuginetti, gli ha attaccato la varicella e così, per la gioia di mia cognata, deve stare a casa almeno una settimana. Dice che la scuola non gli piace perché deve fare i compiti… ma, intanto, è proprio bravo e va molto bene. La settimana scorsa ha preso 10 (dico, 10!) nella prova di matematica. Gli ho fatto i complimenti e, come premio, gli ho regalato un bel dinosauro che, con molta fantasia, ha chiamato Dino. Fatto sta che quella rompiballe della rappresentante di classe (e per fare le rappresentanti di classe bisogna esserlo davvero, rompiballe… tanto che penso di candidarmi, quando sarà il momento) ha fermato mia cognata, sempre diplomatica e apparentemente tranquilla, per avere conferma che il “genio” avesse preso 10 come le aveva riferito la figlia, la quale (poverina) ha portato a casa solo un 9. Mia cognata, sorpresa, le ha risposto di sì. Apriti cielo! Questa signora ha tenuto un comizio dicendo che alla riunione di classe la maestra aveva detto che non avrebbe mai dato 10 a nessuno. Beh, a mio nipote sì! Fortuna che non ho assistito alla scena perché io, in certi casi, non riesco a essere come mia cognata, sempre gentile e diplomatica. L’avrei sicuramente mandata a quel paese. Ora, a parte il fatto che un simile atteggiamento mi sembra ridicolo e triste… Stavo pensando che, se il prossimo anno, il Trappolino dovesse (e sottolineo “dovesse”) tornare a casa con un 9 in matematica, probabilmente mi metterei a ballare la danza della gioia e a urlare dalla felicità. Lo porterei in un negozio di giocattoli e gli direi: “Scegli quello che vuoi”! E non pensiamo, adesso, a quanto possa essere educativo oppure no.